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L’Italia studia le opportunità nell’Iran del “dopo sanzioni”. Pronti grandi progetti di modernizzazione energetica

Iran-oilL’Iran non è solo petrolio e gas. Al di là del settore energetico, la Repubblica islamica può vantare un mercato dinamico e maturo, più diversificato rispetto agli altri Paesi arabi esportatori di greggio. Il Paese ha le caratteristiche per divenire la potenza regionale del Golfo Persico : un Pil da 400 miliardi di dollari, 77 milioni di abitanti, di cui il 65% con meno di 30 anni e un tasso di alfabetizzazione pari al 77 per cento. Con le terze riserve di greggio al mondo, e le seconde di gas naturale, Teheran potrebbe – se dovessero andare in porto i grandi progetti per riammodernare l’industria energetica – disporre di ingenti entrate (nel 2011 solo dall’export di petrolio aveva incassato oltre 100 miliardi di dollari).
Tra un futuro promettente e un presente ancora molto difficile c’è però un se. Vale a dire le sanzioni internazionali. Inasprite a partire dal 2006, e poi ulteriormente estese e rinforzate nel giugno del 2012 (data in cui è entrato in vigore l’embargo europeo sulle importazioni di greggio da Teheran), le sanzioni applicate da Usa, Europa e Onu, hanno inferto un durissimo colpo all’economia iraniana. Solo per avere un’idea, le esportazioni di greggio sono cadute dai 2,5 milioni di barili al giorno del 2011 a una media di un milione di barili (ma in alcuni periodi anche meno) negli anni successivi. Le restrizioni alle transazioni bancarie hanno poi fatto il resto, paralizzando l’economia. La recessione del 2012 (-6%) e quella del 2013 (-1,7%) lo confermano. Già pochi mesi dopo l’embargo petrolifero l’inflazione era schizzata al 40% (oggi si trova a poco meno del 20%)e la disoccupazione era balzata al 30%. L’impetuosa svalutazione del rial sul dollaro è stata poi un shock per molti iraniani. Tempi dunque molto difficili. Anche per chi, come l’Italia, aveva grandi interessi commerciali con la Repubblica islamica.
In un rapporto diffuso lo scorso agosto Sace scriveva: «L’impatto per l’Italia, in termini di export e senza considerare gli investimenti in Iran, è stato consistente: a partire dal 2006 si è infatti registrata una perdita di oltre 15 miliardi di euro di esportazioni, di cui oltre il 60% in corrispondenza della seconda ondata sanzionatoria. Il settore più colpito è stato la meccanica strumentale, che rappresenta oltre la metà dell’export italiano verso l’Iran e che ha subito perdite per oltre 11 miliardi dall’inizio delle sanzioni (oltre il 70% della perdita complessiva)»
«Se le sanzioni dovessero persistere – continuava il rapporto di Sace – nel triennio 2014-2016 l’Italia esporterà nel Paese beni per appena 3 miliardi, a fronte dei 19 che avrebbe potuto registrare in assenza del regime sanzionatori». Una brutta notizia per l’Italia, che vantava con Teheran un interscambio di 7,2 miliardi di dollari (sebbene 5 miliardi fossero di importazioni di prodotti energetici). Nonostante le difficoltà a causa dell’embargo, diverse imprese italiane hanno comunque continuato a lavorare in Iran. Nel 2014 l’interscambio tra i due Paesi si è così attestato a 1,6 miliardi di dollari.
Ma le cose potrebbero drasticamente cambiare. Lo storico accordo quadro sul dossier nucleare, raggiunto il 2 aprile a Ginevra tra Teheran e il gruppo 5+1, potrebbe portare alla rimozione delle sanzioni anche entro il 30 di giugno, sempre che l’Iran mantenga gli impegni. Una volta venute meno le sanzioni sul sistema bancario e sulle transazioni, i depositi e le somme bloccate all’estero torneranno in Iran, favorendo una maggiore circolazione di denaro e più liquidità per far ripartire consumi e investimenti. La produzione petrolifera potrebbe, nell’arco di sei mesi, aumentare di 800mila barili al giorno. L’Iran avrebbe così la capacità di aumentare l’import di beni di consumo. Anche durante le sanzioni, nel 2012 gli iraniani avevano speso 77 miliardi di dollari in beni alimentari, 22 miliardi in abbigliamento e 18,5 in turismo.Di questi circa 20 miliardi sono arrivati attraverso triangolazioni con i Paesi terzi (soprattutto da Dubai). «L’industrializzazione iraniana parla italiano. I settori tradizionali in cui l’Italia ha primeggiato sono la meccanica, l’elettromeccanica e la chimica. Costituivano più del 90% del nostro export, prima ma anche dopo le sanzioni. Parlo di export bilaterale», spiega Gabriele Martignago, direttore dell’Ice di Teheran.
Trascurando il settore energetico (che comunque riserva ancora grandi potenzialità e opportunità per le aziende italiane) e quelli tradizionali in cui l’Italia da sempre ha primeggiato, vi sono tuttavia interessanti prospettive in alcuni comparti emergenti. «Tra i settori di potenziale interesse per l’Italia – continua Martignago – c’è innanzitutto quello dei beni cosiddetti di super lusso. D’altronde in Iran ci sono ormai 4-6 milioni di persone molto ricche. Ma sono senza dubbio interessanti anche il settore dell’ambiente, come i servizi urbani, la depurazione delle acque, gli impianti fognari. Tutto ciò che riguarda le tecnologie per un utilizzo più efficiente dell’acqua potrebbero offrire grandi opportunità, considerando l’intenzione delle autorità a investire molto in questa direzione».
Fogne, servizi, urbani, ma anche edilizia. In Iran è da tempo in corso uno dei più rapidi fenomeni di urbanizzazione nel mondo. «Il tasso di urbanizzazione si aggira sul 74% della popolazione complessiva su di un territorio peraltro molto esteso – continua Martignago -. Se dovessero essere rimosse le sanzioni la richiesta di uffici, soprattutto nella capitale, e gli interventi di riqualificazione edilizia dovrebbero rivelarsi davvero interessanti». Anche il settore dei mobili d’arredo, ma anche il turismo (in crescita nel 2014) riservano grandi potenzialità.
Certo, per chi vuole aprire una società le difficoltà non sono poche. Agli interessanti incentivi governativi da una parte, e all’attenzione di Teheran di puntare all’acquisizione di know-how per affrontare le sfide occupazionali, fa da contraltare un invasivo coinvolgimento delle autorità – in modo diretto o indiretto – nelle attività produttive e commerciali. Con ovvie conseguenze in termini di inefficienza. D’altronde c’è ancora un controllo governativo sui prezzi e sulle quantità nel settore energetico, agricolo, creditizio e valutario.

Fonte: Il Sole 24 Ore

Iran-oilIran is not only Oil & Gas. Above the energy sector, the Islamic Republic can vaunt a dynamic and mature market, more differentiated in respect of the other arab countries exporters of crude oil. The country has the characteristics to become the regional power of the Persian Gulf: a GDP of 400 billion dollars, 77 million citizens, of which the 65% with less than 30 years and a literacy rate equal to the 77%. With the third oil reserves in the world, and the second for natural gas, Teheran could be – if the major projects should be done to modernize the energetic industry – disponing of huge incomings (in 2011 only from oil export it has collected more than 100 billion dollars).
Between a bright future and present still very difficult there is an if however. Namely the international penalties. Aggravated from the 2006, and then further extended and enforced in the June 2012 (date in which it is entered into force the European embargo on the importations of Teheran’s crude oil), the applied penalties from USA, Europe and Onu, have inferred a tough hit to the Iranian economy. Just to have an idea, the exportations of crude oil have fallen from 2.5 million barrels per day of 2011 at an average of 1 million barrels (but in certain periods even less) in the next years. The restrictions to the banking transactions have done the rest, paralizing the economy. The recession of 2012 (-6%) and 2013 (-1,7%) confirm it. Just few months after the oil embargo the inflation bumped to 40% (today it is less than 20%) and the unenmployment bumped to 30%. The impetuous devaluation of the rial on the dollar has been a shock for many Iranians. Times so very difficult. Even for who, like in Italy, had big commercial interests with the Islamic Republic.
In a diffused report the last August Sace wrote: “The impact for Italy, in terms of export and without considering the investments in Iran, was consistent: beginning from 2006 it has been in fact registered a loss of over 15 billion euros of exportations, of which above the 60% in correspondence of the second wave of penalties. The sector most affected has been the mechanical instrumentation, that represents over the half of Italian export towards Iran and that has suffered losses for over 11 billion euros from the beginning of the penalties (above the 70% of the overall loss)”.
“If the penalties shall persist – the Sace report continued – in the 2014-2016 Italy would export in the country goods for just 3 billions, compared to the 19 that it would have been registered in absence of penalty regime”. A bad news for Italy, that vaunted with Teheran an interexchange of 7,2 billion dollars (although 5 billions were from imports of energetic products). Even though the difficulties because of the embargo, different Italian companies have anyway continued to work in Iran. In 2014 the interexchange between the two countries consequently reached 1,6 billion dollars.
But things could drastically change. The historical framework agreement on the nuclear dossier, reached the 2nd of April at Ginevra btween Teheran and the group 5+1, could bring to the removal of the penalties even within the 30th of June, long as Iran preserves its promises. Once penalties will be off on the banking system and the transactions, the deposits and the blocked sums abroad will come back in Iran, helping an increased circulation of money and more liquidity to let start again consumes and investments. The oil production could, in six months, increase 800 thousand barrels per day. Iran will have so the capacity to increase the import in consumer goods. Even during the penalties, in 2012 the Iranians have spended 77 billion dollars in alimentar goods, 22 billions in clothing and 18,5 in tourism. Of these about 20 billions have arrived through triangulations with third countries (above all from Dubai). “The Iranian industrialization speaks italian. The traditional sectors in which Italy has excelled are the mechanics, electromechanincs and chemistry. We constituted more than 90 % of our export, before but even after the penalties. I talk of bilateral export”, Gabriele Martignago explains, director of the Ice in Teheran.
Neglecting the energetic sector (that anyway reserves still big potentialities and opportunities for Italian companies) and those traditional in which Italy has always excelled, however there are interesting perspectives in some emergent sectors. “Between the sectors of potential interest for Italy – Martignago continues – there is firstly that of goods so-called of super luxury. On the other hand in Iran there are by now 4-6 million people very rich. But they are doubtless interesting even in the environment sector, as urban services, water depuration, sanitation. All of it regards the technologies for a more efficient use of water could offer big opportunities, considering the intention to the authorities to invest more in this direction”.
Sewers, urban services, but also building. In Iran it has long been in progress one of the rapidest urbanization phenomena in the world. “The urbanization rate is about 74% of the entire population on a territory moreover very entended – Martignago continues -. If the penalties shall be removed the offices request, above all the capital, and the intervents of building re-qualification shall be revealed very interesting”. Even the sector of the furniture, but also the tourism (growing in 2014) reserve big potentialities.
Sure, for who wants to start up a company the difficulties are not a few. To the interested government incentives from a side, and to the attention of Teheran to point to the acquisition of know-how to face the employment challenges, counterbalanced by an invasive involvement of authorities – in direct or indirect way – in the production and commercial activities. With obvious consequences in terms of inefficiency. However there is more government control on the prices and on the quantitites in the energetic, agricultural, credit and currency sector.

Source: Il Sole 24 Ore